martedì 5 maggio 2020

INTERVISTA a Simona Colombo!


Salve a tutti lettori, come ben saprete ormai se mi seguite da un po', da qualche anno sono ormai innamorata follemente della serie Legione, e ve l'ho stra-consigliata un po' ovunque e in qualsiasi modo (vi lascio le recensioni qui del primo, secondo, terzo e quarto libro). Proprio per questo motivo, sono contenta ed emozionata oggi di presentarvi questo post fin troppo speciale per me: un'intervista all'autrice di questa fantastica serie, Simona Colombo!
Spero che voi possiate comprendere la mia gioia quando mi è stata data questa grossa opportunità, poiché vedo Simona come un vero e proprio esempio e dai suoi libri ho imparato molto e sono anche stata sensibilizzata tantissimo. Come ovvio che sia, ha reso delle domande - talvolta anche scontate -interessanti con le sue risposte precise ed accattivanti.
Ancora non vi ho convinto? Siete sicuri di non voler scoprire i segreti della Legione?

1.      Vorrei iniziare da una domanda forse scontata ma che comunque è sempre tra le prime quando si legge una storia: da dove è nata l’idea per la storia di Legione? Cosa ti ha dato l’ispirazione? 
Ho una grande passione per i documentari nata da ragazzina quando, tornata da scuola, seguivo rapita le puntate di Quark con Piero Angela che raccontava di scoperte archeologiche, dei progressi della scienza, dei viaggi dei grandi esploratori del passato, delle meraviglie della natura. Ero affascinata da tutti questi argomenti e, aggiungendo film come I predatori dell’arca perduta e serie tv come Star Trek che guardavo con mia nonna facendo merenda, è stato facile per la mia fantasia inventare storie avventurose alla scoperta del nostro pianeta e oltre. La mia libreria è piena di saggi sui misteri dell’archeologia, sui vulcani, sulla natura, ma anche di romanzi d’avventura e fantascienza e biografie di esploratori, scienziati e inventori. Infine i fumetti, spesso considerati un passatempo per ragazzini anziché un’altra forma di letteratura, mi hanno insegnato molto e si trovano grandi autori a firmarne le sceneggiature.
Creare la Legione Segreta, un’organizzazione in cui Piero Angela e Indiana Jones potrebbero  lavorare insieme, mi ha dato la possibilità di ambientare le vicende dei personaggi in ogni epoca e in ogni luogo, andando a toccare tutti quei temi che mi appassionano e mi stanno a cuore.

2.      La tua grande passione per i viaggi ha influito sulle ambientazioni che vengono descritte all'interno dei quattro libri? Isola 84, ad esempio, è un luogo che - nei limiti - esiste davvero, o l’hai semplicemente immaginato?
Alcuni dei luoghi che ho descritto sono reali e li ho visitati durante i miei viaggi. Isola 84, invece, è composta da scorci di differenti località dove sono stata, da Stromboli alle Hawaii, dall’Australia a diverse isole indonesiane. Nella pagina “Dietro le quinte” del mio sito www.scrittiapenna.it ho usato proprio le foto dei miei viaggi per mostrare i paesaggi in cui Susanna e i suoi compagni hanno vissuto il loro addestramento.

3.      E i personaggi descritti, invece, sono ispirati a qualcuno che conosci, o sono tutti frutto della tua immaginazione?  
I miei personaggi sono immaginari però, per delinearne le personalità, ho preso spunto dalla vita reale, dalle conversazioni tra amici alle relazioni tra famigliari, dalle discussioni tra chi ha differenti punti di vista ai legami d’amore in diverse fasi della vita. Non ho creato eroi senza macchia e senza paura perché volevo protagonisti credibili, tutti hanno difetti e debolezze, sbagliano e dubitano delle proprie scelte, ognuno reagisce diversamente di fronte a certe situazioni e credo di aver dato a ogni personaggio un carattere riconoscibile nelle persone che ci circondano. D’altra parte, i legionari sono nascosti tra noi!

4.      Quanto tempo hai impiegato per la documentazione di tutte le numerose informazioni che troviamo nella saga?
Si tratta di materiale che ho raccolto e letto negli anni per semplice interesse personale verso storia e scienza, ma anche fiabe e leggende di diverse culture. Ho scelto poi di approfondire i casi che meglio si adattavano alla trama. Per esempio, in Gabriel racconto della congrega di streghe del Beneventano. La prima volta che le ho sentite nominare è stato leggendo una storia su Topolino in cui Amelia, la strega ideata da Carl Barksche vive sul Vesuvio, chiede aiuto proprio alle streghe del Beneventano per impadronirsi della Numero Uno di Paperon de Paperoni. Me ne sono ricordata quando ho voluto ambientare in Italia una parte del romanzo e sono quindi andata a cercare informazioni storiche sulla congrega, trovando perfino documenti relativi ai processi dell’Inquisizione. Fare queste ricerche per arricchire le mie trame è interessante e divertente e, saltando da un link all’altro, da un libro all’altro, impiego anche settimane a raccogliere ben più di quanto mi serva per il romanzo. Sono viaggi anche questi, in un certo senso!
Un altro caso, molto interessante, ma tutt’altro che divertente è quello sul genocidio in Ruanda. Ricordavo vagamente di averne sentito parlare all’epoca in tv, era il 1994 e mi stavo diplomando, non prestavo particolare attenzione alle brevi notizie sull’ennesima guerra lontana. Anni dopo, mentre scrivevo River, mi sono imbattuta nel documentario Gli spiriti del Ruandadel regista Greg Barker e dopo averlo guardato mi sono sentita in colpa per la mia indifferenza, così ho voluto inserire nel romanzo questo pezzo di storia restituendogli l’attenzione che gli avevo negato allora. Spero anche che a qualche lettore venga voglia di approfondire il mio spunto e riflettere sul fatto che il dolore e l’ingiustizia ci riguardano anche se coinvolgono persone in Paesi lontani.

5.      Quando hai iniziato a scrivere la bozza della storia, avevi già programmato che fossero quattro libri? 
No. Ho cominciato a scrivere River come romanzo singolo, ma durante la stesura mi sono resa conto che gli argomenti che volevo trattare erano troppi per un solo volume. Non mi andava, però, di scrivere una saga a puntate che si interrompono per proseguire nel libro successivo, così ho pensato a una serie di romanzi con diversi protagonisti che, seppure collegati tra loro, fossero auto conclusivi. All’inizio, avevo pianificato la serie in cinque libri, ma scrivendo il quarto mi sono resa conto che lo stavo tagliando troppo per rimandare alcune sotto trame all’ultimo volume e non aveva senso, dunque ho fuso gli ultimi due in un unico romanzo finale. Questo è anche il motivo per cui sulla copertina di Maya compare il numero 5: l’avevo già preparata quando ho preso la decisione di concludere con quattro volumi e mi sono semplicemente dimenticata di correggerla. Se n’è accorto un lettore riponendo i libri in fila nella sua libreria, allora ho lanciato un sondaggio su Facebook chiedendo a chi segue la mia pagina di scegliere se preferiva che caricassi una nuova copertina corretta oppure che Maya rimanesse il numero 5 lasciando il volume mancante invisibile, come i segreti della Legione. Naturalmente, i lettori hanno scelto la seconda eccentrica soluzione, da buoni legionari!
Inoltre, il vuoto del numero 4 potrebbe essere riempito in futuro, magari con un volume di racconti ambientati in varie epoche, come stralci dei famosi diari dei legionari. Chissà…

6.      E per quanto riguarda il finale, era vivo nella tua mente dall'inizio o è arrivato col tempo e con l'evoluzione della storia? 
Ho cominciato a pensare al finale durante la stesura di Susanna perché volevo riunire tutte le trame in un’unica conclusione. Volevo raccontare il futuro di ogni personaggio e il futuro dell’organizzazione così ho scelto Maya, che nel primo volume è una bambina, per fare questo ultimo salto temporale in avanti. Non è stato facile collegare tutti i fili, tenendo conto delle date, delle storie personali dei protagonisti, dei fatti accaduti nei romanzi precedenti, ma ho disegnato una linea temporale nella quale collocare ogni evento che mi ha fatto da guida nella narrazione. Qualcosa mi sarà sicuramente sfuggito, ma credo di aver chiuso quasi tutte le porte aperte durante la serie.

7.      Quanto tempo hai impiegato a scrivere la storia? 
Per arrivare alla versione definitiva di River mi sono serviti più di due anni perché, essendo il primo volume, avevo tutto un mondo da creare e sviluppare, mentre sono andata più spedita con Gabriel e Susanna. La stesura di Maya ha subito una lunga interruzione perché ho dedicato diversi mesi a questioni personali lontane dalla scrittura ed è stato faticoso riprenderlo in mano e portarlo a termine, ma non potevo lasciare la serie incompiuta e, alla fine, sono riuscita ad arrivare in fondo.

8.      Con questa domanda spero di non risultare inopportuna, sentiti anche libera di non rispondere: sei stata tu a scegliere di auto-pubblicarti, o prima hai provato a cercare qualche casa editrice?
Ho scelto l’auto-pubblicazione un po’ per gioco e, in tutta sincerità, per pigrizia. Non solo non avevo voglia di inviare i miei romanzi agli editori e attendere, probabilmente invano, le risposte, ma non mi piaceva l’idea di essere legata a un contratto che imponesse scadenze fisse. Pubblicando con Amazon sono libera di scrivere se e quando mi va. È ovvio che in questo modo non avrò mai la visibilità e il successo di chi pubblica con i grandi editori e che non ho alle spalle il supporto e la competenza degli staff che nelle case editrici lavorano per raffinare un libro, dunque i miei risultano forse un po’ grezzi rispetto a quelli passati per le mani di professionisti. Mi impegno molto nella scrittura perché mi piace e mi appassiona, ma la pubblicazione è stata un gioco nato per caso quando un amico mi ha detto: “Sai che su Amazon puoi vendere i tuoi racconti?” e l’ho fatto senza pretese o aspettative, senza volermi definire una vera scrittrice. Comunque, sono sempre felice quando qualcuno apprezza le mie storie.

9.      Hai notato che ciò che stiamo vivendo in un certo senso rispecchia quello che hai scritto nel tuo ultimo volume? Se la risposta è affermativa, cosa ti ha fatto provare?
Diciamo che da ecologista mi aspettavo una serie di catastrofi come conseguenza dell’impatto umano sull’ambiente, la popolazione mondiale è cresciuta a dismisura e lo sfruttamento delle risorse non è stato condotto in maniera responsabile e sostenibile finora. Uno degli effetti è la riduzione dell’habitat di animali che vivevano isolati, l’interazione con questi animali e il traffico di fauna selvatica hanno permesso a certi virus il salto di specie da animale a uomo, contagio che una maggiore biodiversità e una maggiore estensione delle foreste diluiva e filtrava proteggendoci da malattie come il COVID19. Spero che questa pandemia ci insegni a comportarci con maggiore coscienza e convinca anche i più indifferenti che è necessario e urgente cambiare stile di vita per salvare non solo il poco di natura incontaminata che rimane, ma anche noi stessi. Il pianeta può fare a meno di noi, guarirà dopo di noi, ma noi non possiamo fare a meno del nostro pianeta ed è assurdo non prendersene cura. È vero che i governi dovrebbero occuparsi della questione ambientale con leggi e controlli, ma ognuno di noi può già fare la sua parte nel quotidiano senza aspettare i tempi della politica. Possiamo risparmiare acqua,tenendo chiuso il rubinetto mentre ci insaponiamo o spazzoliamo i denti, ed energia spegnendo luci ed elettrodomestici quando non sono necessari, utilizzando lampadine a basso consumo, abbassando il riscaldamento anche di un solo grado e non esagerando con il condizionamento in estate, facendo partire lavatrici e lavastoviglie solo a pieno carico; possiamo produrre meno rifiuti riciclando, riutilizzando (hai mai scambiato vestiti e accessori con le amiche anziché comprarne di nuovi?), ma anche acquistando prodotti sfusi o con imballaggi biodegradabili; possiamo consumare meno carne la cui produzione crea più inquinamento dell’intero settore dei trasporti e sottrae terra alle coltivazioni che sfamerebbero un maggior numero di persone rispetto agli allevamenti (io l’ho proprio eliminata dalla mia dieta perché sono vegana, ma basterebbe anche ridurne il consumo se lo facessero tutti); possiamo leggere le etichette dei prodotti che acquistiamo per scartare quelli con ingredienti, come l’olio di palma, che contribuiscono alla deforestazione o che provengono da Paesi in cui non esistono né diritti dei lavoratori né controlli sulla sicurezza e la qualità dei prodotti; possiamo evitare gli articoli usa e getta o, perlomeno, preferire quelli in materiale biodegradabile. Insomma, ci sono tanti piccoli gesti che possiamo fare subito per migliorare le condizioni del mondo in cui viviamo e siamo otto miliardi di individui, se ognuno di noi facesse un solo passo avanzeremmo di otto miliardi di passi. Forse siamo ancora in tempo.

10.     Una domanda sicuramente un po' spinosa: sei soddisfatta di quello che hai scritto o, dopo la pubblicazione, hai desiderato cambiare qualcosa?
Avendo scritto la serie nell’arco di diversi anni, credo si noti come la mia scrittura si sia raffinata nel tempo, con l’esperienza e con lo studio dei grandi autori che danno sempre consigli preziosi. River ha una narrazione più acerba rispetto a Susanna, hanno entrambi il mio stile, ma a livello di tecnica Susanna è secondo me superiore. Delle trame sono soddisfatta, ma quando rileggo i miei libri (ne ordino sempre una copia dopo la pubblicazione per vedere l’effetto del prodotto finito) noto sempre qualcosa da migliorare o da correggere. Non trovo grossi errori, solo frasi che forse potevo costruire diversamente e refusi. Ah i refusi! Ogni romanzo è stato revisionato più volte durante la stesura da diversi lettori che mi hanno fatto da “cavie” e da tre scrittori, eppure a tanti occhi sono lo stesso sfuggiti i refusi che mi danno tanto fastidio. Mi consola che ne trovo anche nei libri pubblicati da grandi case editrici.

11.    E infine, più che una domanda, un segreto per noi lettori appassionati della tua saga: dicci la verità, Simona, la Legione esiste, e tu ne fai parte? (e non posso accettare un no come risposta) 
Be’, se te lo dicessi, poi dovrei farti una dose di Antirex😊

Ringrazio ancora di cuore Simona per la grande opportunità che mi ha offerto.
Oltre ad essermi divertita, ho approfondito ancora di più la sua persona, e spero che possiate farlo anche voi attraverso quest'intervista. Lei è simpatica, dolce, ha una personalità forte, indipendente e ha anche dei bellissimi e giustissimi pensieri che dovremmo cercare di avere un po' tutti sia per noi stessi che per il futuro che ci aspetta. Nella domanda numero 9 ha risposto in un modo in cui non pensavo sarebbe stato possibile, ci ha dimostrato quando poco basterebbe per migliorare un po' la nostra vita. Penso davvero che questa donna possa essere una grande ispirazione per chi talvolta dimentica che il mondo in cui viviamo ci ospita e ci ama fino a quando lo facciamo anche noi, altrimenti passa all'attacco per difendersi dal nostro egoismo ed egocentrismo.
Noi siamo soltanto gli ospiti, possiamo soltanto essere gentili e apprezzare ciò che ci viene dato. 
Ovviamente, mi sembra scontato dirlo, potete scoprire molto di più leggendo anche solo uno dei suoi libri. Pur iniziando solo il primo, uno tira l'altro, ve lo assicuro.

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